Oggi sono entrato in libreria e mi sono imbattuto nel libro
di Matteo Renzi. Mmmmm…il linguaggio è troppo formale. Ci riprovo. Oggi entro
in libreria e non mi ti trovo davanti quell’Obama bianco di Matteo Renzi sulla
copertina di un libro? Dovrebbe andare meglio. Posso fare di più. Stavo in
libreria con i Muse sparati nell’I-POD e mi si slucchetta un hashtag
sapevatelo,chiocciola.rottamazione. It. Boh…forse ce l’ho fatta. Però mi sa
che lui è meglio; eh si, Renzi è addirittura più giovane di me; ma non tanto
per questioni anagrafiche. Renzi è più giovane dentro. Dentro al libro. Fuori
dal libro non lo conosco, ma l’impressione è che sia tanto, ma tanto vecchio. Il
suo modo di porsi è furbo, da politicante
consumato sfascista del terzo millennio. Il suo post-politichese è sciropposo e
finto come una parrucca, i suoi proclami simil post da facebook sono
stucchevoli, il suo modo di presentare gli argomenti è brodaglia da autobus-misto- bar scolata
all’una del pomeriggio.
Ma vediamo per bene chi è Renzi, il nuovo che arretra.
Il libro che mi trovo davanti si chiama Fuori, c’è il faccione di Renzi su sfondo giallo, e lo trovo per
caso dopo aver già messo sotto l’ascella Il
sarto di Ulm di Lucio magri, e dopo
essermi spulciato in lungo e in largo tutti gli scaffali della sezione
“politica”. Devo dire che era posizionato abbastanza in basso. Lo compro? A 17
euro e 50 proprio no, ma la tentazione di leggerlo rapidamente è forte. Mi
siedo su una delle due poltroncine nere che la libreria mette gentilmente a
disposizione, e in poco più di tre ore
ne vengo a capo.
Riassumiamo. La quarta di
copertina recita: “ contro i soliti noti, tromboni e trombati. Contro
una classe politica che ha sprecato la propria opportunità di cambiare le
cose”. Vediamo un po’ questo strombone
strombato dove ci vuole portare. “Oggi è il sindaco più amato d’Italia. Ora
vuole darsi da fare per tirare il paese fuori dal pantano in cui l’ha cacciato
una politica vecchia e asfittica”. E giù i capitoli.
“A viso aperto”. Si
parla dei laboratori e di quando Obama venne a visitare Firenze. Renzi gli
disse: “ c’abbiamo pure il David, non solo i ristoranti migliori del mondo”.
Come primo capitolo sembrerebbe abbastanza anonimo. Ma poi c’è subito “Il rischio”. Qui Renzi ci parla della
sua sfida: la scelta di non restare “pollo di batteria” e di candidarsi a
sindaco. E vai con il linguaggio berlusconiano e i paralleli calcistici: “
Dovevo farla finita con la tattica e buttare in campo il cuore”. E ancora “
catenaccio o calcio champagne?” E poi ci dice “ ho imparato l’inno di Mameli
guardando le partite di calcio”. Facciamo tutti insieme la ola per il sindaco
che ha fatto anche l’arbitro? (lo specifica in un altro capitolo). Seguiamolo
invece ancora nelle peripezie de “Il
rischio”. Qui si crea una tensione da western alla
Sergio leone: “ Ma io avevo già scelto e sapevo di non essere solo, come
ripeteva il CD di Fango (sic) di
JOVANOTTI. Salii sul palco. Cambiò la colonna sonora, toccava a Viva la vida dei Coldplay seguita da
Jason Mraz e i Muse. Annunciai che ero pronto al rischio”.
Quindi è il momento di “Cambiare”. Questo è il capitolo
dedicato ai gggiovani. Ci sono tutte le cosette che servono a cambiare. Le
nomina proprio tutte tutte: New media, Youtube, facebook, Twitter, i Simpson, e
li confronta con “ il mio vecchio Nokia”. Eccoci giunti a “4 Tabù”. Qual è il primo? “ Il sindacato ha sempre ragione…BALLA,
BALLA SPAZIALE”…segue l’elogio di Marchionne. Ed eccoci finalmente al cuore del
bestseller: Il capitolo intitolato “ I
valori scout”. “ A farmi avvicinare ai valori della politica ha contribuito
molto anche l’esperienza scout…anni di scoutismo mi hanno insegnato ad
assumermi le mie responsabilità”. Ne “Il
rottamatore” invece tesse le lodi della generazione dei trentenni come lui. E via con Zuckenberg (gli piacerebbe), Brin e Page ecc. Poi arriva un aneddoto
straordinario. La mamma da piccolo gli raccontava la storia di quel ministro
americano che per far entrare un nero in un’università di bianchi che non lo
volevano, mobilitò l’esercito: proprio come “ Goldrake contro i mostri lanciati da vega! “, pensò il piccolo
Matteo. A questo punto mi ricollego ad alcune considerazioni colte di Roland
Barthes raccolte in miti D’oggi, il
celebre saggio del 1957 (scusate se il salto vi sembrerà alquanto vertiginoso e
traumatico): “ certi candidati ornano il volantino elettorale di una loro
fotografia (…) prima di tutto, l’effige del candidato stabilisce un legame
personale fra questo e gli elettori; il candidato non dà a giudicare solo un
programma, propone un clima fisico, un insieme di scelte quotidiane espresse in
una morfologia, una posa (...) nella misura in cui la fotografia è ellissi del
linguaggio e condensazione di tutta una ineffabilità
sociale, essa costituisce un’arma anti-intellettuale, tende a schivare la
politica (cioè un corpo di problemi e di soluzioni) a vantaggio di un modo di essere”.
E qui Barthes fa
riferimento al Poujadismo (Poujade alla televisione: “guardatemi, sono come
voi”). Ora non mi sento di paragonare Renzi addirittura a Poujade, eppure il
linguaggio del sindaco fiorentino ricorda molto quel modo di relazionarsi al
suo elettorato. Eccone la prova definitiva: “ diamo vita ad un festival delle
idee che preferisce la banda larga al ponte sullo stretto…una rivoluzione del
linguaggio che porta a spiegare berlusconismo e anti-berlusconismo con i
fumetti di Willy il coyote”…giuro che non sto scherzando; sono parole contenute
nel libro fuori, il quale continua
con una serie di citazioni da Bono Vox (il vero eroe di Renzi), Battisti, Clint
Eastwood, Jose Mourinho, l’immancabile Steve Jobs, Pierluigi Collina e dulcis
in fundo Ilary Blasi (tutti noti eroi della storia recente e passata della
sinistra mondiale).
Nel capitolo “domani”,
Renzi rimprovera il direttore generale dell' università Luiss Guido
Carli di Roma Pierluigi Celli, per aver detto al figlio:
“scappa dall’Italia”; non è un messaggio educativo – sostiene il sindaco di
Firenze; ma gli sarà venuto in mente che fra le altre cose il figlio di Celli
scappando dall’italia, si salverebbe anche da Renzi?

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