IN PRINCIPIO FU IL VERBO
caffè scorretto
Dubbi sinceri per false verità
martedì 14 febbraio 2012
L'anticristo di febbraio
IN PRINCIPIO FU IL VERBO
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martedì 7 febbraio 2012
Steve Jobs batte Gesù 10 a 0
Scivolando sulle pareti viscide di Facebook può capitare (più o meno involontariamente) di
incastrarsi su qualche mattonella più sporgente. Ieri ad esempio ho avuto l’enorme piacere di trovarmi di
fronte alla bacheca di Gesù. Eh si: Gesù personaggio pubblico, che piace a 59,829 persone e che poi ho scoperto
essere in competizione con un altro Gesù
personaggio pubblico , che invece, poveraccio, piace a sole 7.496 persone (
sarà un abusivo?). In compenso, a tenere alta la bandiera di questo sant’uomo
che è Gesù, c’è anche l’organizzazione comunitaria quelli
che amano Gesù che piace a 20.428 persone. Poi c’è il Club di Gesù, appena 1.719 persone e molto hackerato: pensate che l’utente
Chuck Norri è intervenuto di recente
con un “p*****ssima madonna”, senza neanche premunirsi di scrivere il nome
della vergine in maiuscolo. Dunque quanto fa in tutto? Facciamo i conti: 59.829
+ 7.496 + 20.428 + 1.729 = 89.482.
Voi capirete bene che non potevo esimermi dall’andare
a fare il confronto con altri personaggi pubblici.
Karl Marx batte Gesù abbastanza
agevolmente: 99.151 “mi piace”; e poi da solo! Senza club! Va detto che però Lenin se la cava malissimo: 25.872
gradimenti. Francesco Totti in compenso ha diverse fonti di gradimento:
Francesco Totti gruppo – 8.445; Francesco Totti atleta -25.814; Francesco Totti
Rome Italy atleta – 48.369; Francesco Totti (e basta) - 19.224; Francesco Totti fan – 159.497;
Francesco Totti pagina sociale – 274.187. Il capitano li frega tutti, Gesù,
Marx e Lenin messi insieme: piace a 535.536 persone. Che invidia ragazzi. Non
ce n’è neanche per il Mahatma Gandhi:
appena 56.884 fan.
Vabbè ma che
c’entra, si sa che questi qui sono delle cacchette: chi ha scritto veramente il
Manifesto del Partito comunista? Chi ha
detto veramente “ non accumulare tesori
in terra”? chi ha suggerito al nostro capitano il celebre “ vi ho purgato ancora”? Ma è Steve Jobs! Steve Jobs c’ha sette
atmosfere nel cranio, Steve Jobs ha inventato il fucile ad acqua, Steve Jobs ha
detto “ Hasta la victoria, siempre!”, Steve
Jobs ha detto: “ passame er sale”, Steve Jobs ha detto: “ amici ararara”. E infatti Steve Jobs ha 2.296.128 fan!!!
Ma poi cosa
scopro? ORRORE!!! Vasco Rossi ha
2.787.991 fan. ARGHHHH. Steve Jobs, colui che evangelizzò il mondo con l’Ipod,
l’ipad, L’i cazz e l’I pipp, surclassato dal fellone di Zocca! Gesù, Totti,
Lenin, Marx e Gandhi: RIBELLATEVI! Steve
Jobs batte Gesù 10 a 0, e Vasco Rossi me lo sorpassa in curva? Per fortuna che
c’è John lennon , aaaahhh…6.156.905
fan.
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CasaPound non è Bene
Ci risiamo: dopo la causa della figlia di Ezra pound, Mary
de Rachewiltz, quelli di casaPound cercano nuove rogne, o nuova pubblicità, a
seconda dei punti di vista. Come al solito io arrivo in ritardo, perché la dichiarazione di Gianluca Iannone è
del 24 gennaio scorso. Vediamo un po’ cosa ci dice di interessante il nostro
giovine:
Comunque ormai la frittata è fatta: martedì 24 gennaio, CasaPound ha cambiato l’insegna sulla sede del quartiere Esquilino, e il nome di Bene, è stato sostituito a quello di Pound accanto ai caratteri " CASA" in classico stile ventennio. Chi sarà il prossimo sfortunato defunto che non potrà replicare? Chissà cosa ne pensano i "progressisti" Piero Sansonetti e Ritanna Armeni che in passato hanno solidarizzato con blocco studentesco (costola di casaPound) per il "diritto di manifestare liberamente e pacificamente" (http://www.ilfoglio.it/soloqui/5080 ). Saranno solidali anche con questa simpatica iniziativa?
Nel mio piccolo mi ci metto anche io. E già, Proprio su questo blog, qualche settimana fa, scrivevo un articolo su Carmelo Bene in uno spazio che ho intitolato "radical deluxe", dove io, dichiaratamente di sinistra, mi propongo di insegnare a quelli di destra cos'è la destra . Mi avranno preso in Parola? Profeta o stronzo? Fate voi cari lettori, perchè io nella mia rubrica passo in rassegna tutti i cosiddetti "irregolari", che certamente non sono mai stati di sinistra, ma men che mai fascisti, anzi! del fascismo si sono fatti beffa! Destra non è fascismo; destra è un pensiero nobile che in Italia non è stato mai concepito, e Carmelo Bene fu l'antitesi del fascismo: fu un Pinocchio stirneriano. Ecco il mio post: http://caffescorretto.blogspot.com/2012/01/carmelo-bene-pinocchio-stirneriano.html.
mercoledì 1 febbraio 2012
Attilio Befera e le innocenti evasioni
E’ proprio
vero: “siamo un paese abituato a
dittatori e papi, dunque non riusciremo ad essere altro se non fedeli o
sudditi: mai cittadini”. Così si è espresso ieri sera Massimo Giannini, il vicedirettore di Repubblica , a Glob Spread, il programma condotto da Enrico Bertolino. Possibile che non
riusciremo mai a pensare che lo stato siamo noi? In Italia mancherà sempre
quell’antipatica, ma sana “borghesia calvinista” (così l’ha definita sempre lo
stesso Giannini) abituata a pensare che
lo stato non sia qualcosa di “altro” da se. Se lo stato sono “loro” o “lorsignori”,
ci sentiremo sempre autorizzati a fregarlo, e così fregheremo anche noi stessi.
Del resto siamo sempre noi italiani ad aver assistito, o peggio ancora
partecipato, al famoso trionfo della maggioranza bulgara di Berlusconi nel 2008:
l’ex premier proprio in quell’anno
dichiarò: “se c’è uno Stato che chiede un
terzo di quanto guadagni allora la tassazione ti appare una cosa giusta. Ma se
ti chiede il 50-60% di ciò che guadagni, come accade per le imprese, ti sembra
una cosa indebita e ti senti anche un po' giustificato a mettere in atto
procedure di elusione e a volte anche di evasione”. Se lo dice lui, buona
camicia a tutti.
Se però il suddito\fedele italico non è ancora
convinto e necessita di qualche delucidazione teorica, potrebbe acquistare un simpatico libricino di 165
pagine nel quale mi sono imbattuto facendo alcune ricerche sul web: elogio dell’evasore fiscale di tale Leonardo
Facco (http://www.ibs.it/code/9788874244874/facco-leonardo/elogio-dell-evasore.html). Ve ne do una breve descrizione tratta dalla pagina di IBS
libri: « “Le tasse sono un furto e non
pagarle è legittima difesa". Non si tratta di uno slogan da qualunquisti o
dell'affermazione di qualche evasore. Le imposte, come spiega l'etimologia
stessa della parola, sono un atto di coercizione bella e buona, un esproprio ai
danni di chi onestamente lavora e produce, una rapina legalizzata…"Elogio
dell'evasore fiscale" non è una mera provocazione culturale né
un'operazione populistica, bensì l'espressione di una coscienza di classe (sic) che va maturando in Italia.. dalle
clamorose truffe nascoste nelle accise al prelievo occulto da parte dello Stato
nelle nostre tasche, passando per tutta una serie di trucchi…». Insomma
anche qui lo stato non siamo noi, e di nostro ci sono solo le famose “tasche” . Il marchio sembrerebbe sempre “Made in Arcore”. Dello stesso autore si possono acquistare anche Umberto
Magno, la vera storia dell’imperatore della padania, e C’era
una volta il Che, Ernesto Guevara, tutta un’altra storia. Facco, In
quest’ultima imperdibile opera, si chiede: “Che
Guevara era davvero un eroe senza macchia e senza infamia?”. Agli evasori l’ardua
sentenza.
![]() |
| lo spot "lombrosiano"contro l'evasione fiscale |
La domanda che
mi pongo a questo punto è la seguente: esisteranno gli italiani onesti? Ma si!
Domanda retorica, risposta scontata. Un sospetto però mi continua a tormentare
da settimane: la campagna di dissensi che ha investito Equitalia, punta a fare chiarezza
sulle modalità di trasparenza delle procedure utilizzate da questa società per riscuotere i tributi, o punta a battere ancora il tasto sul discorso che le
tasse non vanno pagate? So di infilarmi in un vespaio, ma cominciamo innanzitutto
a vedere chi sono le vespe. Chi sono? Tutta
Italia. Già: gli italiani, atavicamente refrattari ad ogni forma di
insurrezione, di fronte alle tasse, improvvisamente si scoprono tutti bombaroli e
solidarizzano con i fantomatici anarchici informali della FAI. Chi saranno
questi anarchici informali? Perché informali? Ti danno del tu? Si snodano la
cravatta? Ci prendiamo un caffè? Se famo na’ canna? Agli italiani non
interessa: dalla Sicilia al mare, dalle Alpi ai Pirenei, tutti, ma proprio tutti,
hanno rumorosamente inveito contro i tassatori bastardi ed in molti sono
passati sopra all’ “episodio” dell’attentato. Una mia cara amica una volta si
chiese: “ ma se scoppia una bomba ad
Equitalia vi esce un cetriolo dal culo?” Evidentemente siamo diventati la
repubblica dei cetrioli. Sulle bombe il sottoscritto invece non è passato sopra
ed ha pubblicato un articolo presente su questo blog (http://caffescorretto.blogspot.com/2011/12/bombe-equitalia-e-minchiate-sul-web.html).
Curioso poi, è stato vedere
quanto l’antiEquitalismo abbia unificato l’inunificabile: ad esempio casaPound
Italia e gli utenti dell’antifascistissimo Indymedia. Infatti è da tempo che casaPound porta avanti
un’iniziativa: “ firma la legge, ferma Equitalia”. Così come da tempo su
Indymedia fioccano articoli, post e commenti al vetriolo (per usare un
eufemismo) sulla terribile Equitalia. Ad esempio questo: (http://italy.indymedia.org/node/3399). In questo
articolo, nonostante il tentativo sia quello di stigmatizzare l’operato
persecutorio dell’apparato di Befera e soci , che pignora il conto corrente ad
una povera signora sessantacinquenne, si ottiene l’effetto opposto: si parla
di una pensionata che non paga le tasse. Né più né meno. Leggetelo bene e vedrete
che è così. Ma come? E’ povera! Equitalia se la prende solo con i poveri? Sarà
povera, ma non paga le tasse. E' il suo stesso avvocato (Valeria Bertuccioli)
ad ammetterlo: “Questo è indiscutibile ma
non per colpa sua. E comunque, può capitare di essere in debito con l’erario e
in questo caso la mia cliente non lo nega di certo”. Le chiameremo “innocenti
evasioni”. Chiaro che non sono le uniche e ovviamente non le più gravi.
I grandi evasori. Oohhh, qui casca l’asino: ecco quale sarebbe
il grosso della contestazione. Equitalia è forte con deboli e debole con i
forti. A tale proposito ecco un articolo che chiarisce la faccenda (http://roma.indymedia.org/articolo/40758/equitalia-mastino-ma-solo-con-i-piccoli). In questo articolo firmato Sara Nicoli (Fatto
Quotidiano) purtroppo però, a mio avviso si usa quel linguaggio che ho
deplorato all’inizio di queste mie considerazioni intorno all’italica tendenza
a non sentirsi mai “stato”. Ecco cosa scrive la giornalista: “qualche anno fa, intorno al 2005, con lo
Stato esattore si poteva ancora parlare”. Siamo di nuovo alla dialettica
cenciosa e trita del “noi” e del “loro”: ultimamente la sta riproponendo in modo
quanto mai stucchevole un altro fra i
vari pifferai di successo: Beppe Grillo.
Anche nel caso di Grillo, dobbiamo constatare quanto sia copiosa la schiera di
stolidi che rammaricandosi di non poter essere sudditi, possono almeno consolarsi di essere “fedeli”. “Stato esattore” poi, è un linguaggio che non riesco a condividere:
la giornalista poteva scrivere direttamente “usuraio”; il termine avrebbe saputo stuzzicare gli appetiti
populisti di quel fasciocomplottismo da web, che ha saputo recuperare nella brodaglia
stregonesca poundiana solo il peggio: le teorie economiche e il fascino per le
mascelle volitive.
Comunque rimane il fatto
che Equitalia ancora non ha toccato le grosse rendite. Sarà per questo che Attilio Befera ha appena dichiarato
guerra alla grande evasione? Forse il
giro di vite era in atto già da prima, ma la grande evasione è grande anche perché
non ha pensioni da 465 euro da nascondere, ergo più grandi sono le rendite e più labirintici
saranno i percorsi da seguire per recuperare il maltolto. Perché in Italia è
pratica nazionale non solo l’evasione, ma anche un’altra “innocente evasione”,
che non è una canzone di Lucio Battisti, ma un sotterfugio giuridico per pagare
di meno: l’elusione. Se poi quello di Befera è tutto uno spot e le cose torneranno come
prima lo scopriremo solo vivendo (sempre
per restare in tema battistiano), comunque ecco la cosiddetta “svolta di
primavera”: (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/befera-2011-fatti-milioni-controlli-recuperati-miliardi-euro/187981/).
Quello che mi rattrista è
che per arrivare ad una coscienza civica che possa essere definita tale, nel
nostro paese, bisogna passare sempre per bombe, contestazioni, sospetti e
psicodrammi; senza neanche la certezza ( perchè certezze in Italia non ve ne
sono mai) che chi è preposto a compiere quella che sembrerebbe essere una
svolta epocale, sia realmente all’altezza, morale e professionale, della situazione.
Befera riuscirà a far crollare i sospetti che alcune “evasioni” siano più “innocenti”
di altre? Vedremo.
Una certezza ancora più
amara comunque mi accompagna: per il momento sono gli italiani in genere a non essere all’altezza
di quella antipaticissima “borghesia calvinista”, che sarà pure antipatica, ma
non è lagnosa e paga le tasse.
sabato 28 gennaio 2012
Schettino pizza mafia spaghetti Berlusconi baffi
Il
giornalista Jan Fleischhauer, su Der
Spiegel on line , pochi giorni fa apriva un suo pezzo così: “Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato
che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano?
Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno
britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione
di soccorso? Un personaggio così lo si conosce in vacanza al mare. E’ un uomo
dalle azioni plateali e che gesticola mentre parla. In linea di massima si
dimostra innocuo, ma non lo si dovrebbe fare avvicinare troppo ai macchinari
pesanti. Fare “bella figura” si chiama lo sport nazionale italiano che consiste
nel dare una buona impressione di sé. Anche Francesco Schettino voleva fare
bella figura, ma si è trovato in mezzo uno scoglio”.
Si potrebbe
forse dire che non ci sono aggettivi per commentare questo articolo ? Io ne
trovo al volo almeno tre: becero, gratuito, razzista.
Non voglio
però scendere al livello di Fleischhauer: non risponderò ad un coro da stadio
con un coro da stadio. Tale infatti è
stata la replica di Alessandro Sallusti dalle colonne de Il Giornale all’articolo
di cui sopra : “A noi Schettino a voi Auschwitz”. Complimenti Sallusti, la frittata è fatta: nella Giornata della Memoria (perché il direttore del quotidiano di via Negri ha
firmato l’editoriale il 27 gennaio), si usa la memoria come una motosega.
Ma Sallusti,
si sa, non è pagato per avere fantasia. Sallusti sa che è proprio il pubblico
al quale si rivolge che non ha fantasia, e allora non trova di meglio se non
imitare il suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi, che nel 2003 diede del “kapo”
a Martin Schulz. Per altro Sallusti perde una grande occasione, perché mentre l’intervento
di Schultz all’epoca era diretto contro una persona, quello di Fleischhauer oggi è diretto contro un popolo intero. Le
critiche di Schulz a Berlusconi furono accolte da mezza Italia con
acclamazioni e consensi, perché ogni italiano onesto sapeva che Schulz, seppur
con un linguaggio ed una retorica provocatori, denunciava l’incompatibilità dei
conflitti d’interessi di Berlusconi con i criteri politici di un’Europa che si
rispetti. Schulz dunque criticava, e ne aveva piena facoltà, l’operato di un solo uomo; Fleischhauer
invece, parte pretestuosamente da un
uomo, nella fattispecie Schettino, per demolire una nazione intera. Ecco come
ci sistema definitivamente contorcendosi in un’acrobazia che inaugura lo “schettinocentrismo”
fra le analisi politico-economiche contemporanee :
“Cosa può succedere quando per motivi
politici si trascura la psicologia dei popoli, lo evidenzia la crisi monetaria,
che in questi giorni abbiamo perso di vista solo perchè “l’uomo nel castello”
ha accentrato tutta l’attenzione su di sé. Lo scoglio davanti alla nave qui
sono i tassi d’interesse del mercato… Se ora dappertutto si parla delle diverse
capacità di prestazione dei paesi, allora questo è un modo pulito per affermare
che alcuni stereotipi hanno, invece, la loro fondatezza. Il difetto congenito
dell’euro è stato racchiudere così tante diverse culture economiche nella
camicia di forza di un’unica moneta. Per riconoscere che la cosa non poteva
funzionare non era necessario aver studiato economia politica, sarebbe bastata
una visita a Napoli o nel Peloponneso”. Chissà come la pensa il direttore
dello Spiegel, Georg Mascolo, il cui padre è nato a Castellammare di Stabia, che
dista appena 14 km da Meta di Sorrento, il paese di Schettino.
Dunque Fleischhauer
non sa andare oltre gli stereotipi da autobus, e Sallusti, ça va sans dire, non
oltre le barzellette sui nazisti. Il problema è che se da un giornaletto di
provincia come quello di via Negri, indirizzato alle frange più grette e
retrive della borghesia italiana, ed abituato per lo più all’insulto e alla
calunnia, ci possiamo aspettare questo ed altro; al contrario, un periodico come
Der Spiegel, che rappresenta l’anima tendenzialmente progressista della
Germania, e che ha ospitato per trent’anni il nostro Tiziano Terzani come
corrispondente in Asia, un articolo alla Sallusti non se lo può permettere.
Fortunatamente non c’è solo Sallusti, perché lasciare a lui l’ultima parola
sarebbe stato un delitto. Ecco infatti l’articolo di Andrea Tarquini su
Repubblica.it (http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/23/news/der_spiegel_schettino-28655077/). Qui il giornalista ricorda quale peso sia stata la Germania
per l’economia d’Europa dopo la
riunificazione: mandò in rovina le economie di tutta la comunità quando l’euro
ancora non esisteva. Ma si sa: l’Europa unita è un sogno. Finchè ci sarà gente
come Fleischhauser a ricordarci le ultime spese di condominio saremo sempre
costretti a sbatterci in faccia le fatture arretrate. l’italiano ciononostante
è malato di esotismo: gli altri sono sempre più bravi di noi, dunque
Fleischhauer ha ragione, i tedeschi fanno bene a criticarci; e dove sarebbe la
critica? Cosa ci sarebbe di costruttivo in questa delirante masturbazione de-costruzionista?
Non sono domande retoriche perché su Giornalettismo (http://www.giornalettismo.com/archives/193357/la-bufala-di-repubblica-sui-tedeschi-e-schettino/) si tenta di far
passare l’articolo di Repubblica come una “bufala”, e si perdono addirittura 5
pagine per cercare di ricostruire il pensiero originale di Fleischhauer,
neanche fosse il profeta Isaia. Cosa avrà voluto nascondere nel suo involucro semantico così sibillino? Non c’è bisogno di fare dell’ermeneutica o tentare l’esegesi:
quello di Fleischhauer non è un testo sacro. E’ solo uno squallido insulto
razzista.
Forse però
si può trovare il solito escamotage: è
tutta colpa di Berlusconi, e allora? Ecco quello che ci meritiamo! Gli italiani
sono subito pronti ad auto flagellarsi pur di non tirare la testa fuori dal
sacco. Il problema è che nel 77’ Berlusconi faceva il palazzinaro e non il
presidente del consiglio, e fu proprio Der
Spiegel a fare la famosa copertina “ pistole auf spaghetti”, dunque?
Berlusconi e quel
famoso 62% hanno tutti i “meriti”
del caso nell’aver contribuito a creare un’immagine distorta dell’Italia, ma Der Spiegel la pensava così anche 35
anni fa. Io non cederò alla tentazione becera di giudicare il popolo tedesco
per 10 anni della sua storia in cui ha imperversato un imbianchino austriaco.
domenica 22 gennaio 2012
L'invisibile si può vedere?
E già, Magritte la pensava proprio così: "questa non è una pipa", è un quadro: e se anche fosse la rappresentazione più autentica di una pipa, è pur sempre una rappresentazione, dunque un'idea, dunque un'universalizzazione di ciò che universale non è: un oggetto. Dio è un oggetto? Sembrerebbe di no. Dio è un'idea? cos'è Dio? Domanda che per rispetto non mi voglio porre.
Nella
cultura islamica il sacro non può essere rappresentato né mostrato. Le immagini
del profeta sono vietate. Di contro, nella nostra cultura, il volto di Cristo o quello di Dio, nonostante per definizione siano irrappresentabili, sono stati nel corso dei secoli dipinti,
esposti, illustrati, raffigurati e infine rappresentati, proiettati e messi in
scena, proprio come se fossero oggetti. Uno dei movimenti religiosi più sensibili all’accusa di idolatria mossa al
cristianesimo da parte dell’islam, furono i pauliciani, eresia sorta intorno al VII secolo a.c. in seno al
brulicare speculativo di un ambiente, quello bizantino, che sulle questioni
dottrinarie fu sin dai tempi dei primi concili molto vivace. Quando nell’VIII
secolo l’imperatore Leone III si unì
al paulicianesimo nella battaglia “iconoclasta”
(dal greco εἰκόν -
eikón, "immagine" e κλάζω - klázo, "distruggo"), ed emanò
una serie di editti per eliminare il culto delle icone, Roma, nella persona del
pontefice Gregorio III, rispose con la scomunica. Ecco che ancora oggi, e in
nome anche della scomunica di Gregorio III, si può mettere in scena Il sacro e
venderlo al mercato in ogni sua forma.
E’ in
effetti odioso pensare che si debba arrivare a “distruggere” qualcosa, come ad
esempio in questo caso un’immagine sacra, per rivendicare le proprie pretese. L’iconoclastia
medievale ci fa “bypassare” secoli di storia ( e di conseguenza anche i
capitoli riguardanti le battaglie iconoclastiche dei protestanti), per arrivare
subito a giudicare criminale l’atto dei talebani che il 12 marzo del 2001,
distrussero quelle due enormi statue del Buddha
di Bamiyan in Afghanistan. Niente di più giusto; più che come iconoclastia,
quello dei talebani va rubricato come atto di conquista: “la mia cultura è
superiore”, sembravano voler dire con quel gesto, dunque possiamo distruggere i
simboli della cultura altrui; ma i talebani sono anche figli bastardi di una
cultura, quella occidentale, che proprio in nome di una pretesa superiorità ,
negli ultimi anni e non solo, ha innescato l’odiosa pratica della conquista e
spesso proprio a scapito del mondo arabo. D’altronde enumerare tutti i motivi d’incomprensione,
consapevole o meno, che in 1400 anni hanno minato alla radice la possibilità di
un convivere pacifico fra le due culture, quella islamica e quella occidentale,
significherebbe scrivere un’enciclopedia. Io mi limiterò a evidenziare un
aspetto comunque non marginale: il rispetto della “castità della visione” .
Nel suo
libro il mostro mite(Garzanti,
2010) il linguista Raffaele Simone
pone la questione del “vedere” per come è vissuta nella civiltà occidentale: «la peculiarità del vedere è stata
tipicamente identificata nel fatto che - come spiega Hannah Arendt- “nessun
altro senso stabilisce una simile distanza di sicurezza tra soggetto e oggetto”
. Hans Jonas, nella medesima linea, precisa che la vista “ci
procura il concetto di obiettività, della cosa come è in se stessa, distinta
dalla cosa in quanto mi turba e mi coinvolge; e da tale distinzione scaturisce
l’idea di Theoria e di verità teoretica”. Simone va avanti e si pone una
domanda: « questa concezione della
visione, diffusa nella tradizione filosofica a partire da Platone, conclude per
la nobiltà della vista, ne afferma la castità e il carattere intrinsecamente
teoretico. Ma della vista di chi stiamo parlando?».
Secondo
Raffaele Simone quella distanza di
sicurezza tra chi vede e la cosa vista, e quella castità della visione di cui parlavano la Harendt e Jonas, nella
nostra cultura contemporanea, si sono perse: «Ora, una vista apparecchiata perché qualcuno la guardi è quel che si
chiama spettacolo. Il vedere, nella modernità, è sempre più vedere spettacoli, cose “montate” – come si
dice – per creare un effetto. Una delle facce più singolari della modernità è
proprio l’incalcolabile dilatazione del vedere e far – vedere: in misura
importante essa è anzi addirittura un’incessante Festa del Vedere, pullulante
di sempre nuove cose-da-vedere, di persone che si mettono in mostra (si fanno
vedere) e di osservatori (di veditori o anche voyeurs) distribuiti in ogni luogo».
Recentemente
ho avuto modo di notare che si è alzato un polverone in merito ad un
evento: lo spettacolo Sul
concetto di volto nel figlio di Dio del regista teatrale Romeo Castellucci. Di che trattasi? Precisamente
non saprei perché non l’ho visto, dunque lungi da me volerlo definire “blasfemo”
come in molti hanno fatto; peraltro sono ateo e non spetterebbe a me, ma l’accusa
rivolta a Castellucci è proprio quella di blasfemia, oltre che di aver fatto un
“opera di merda” ( http://www.loccidentale.it/node/112795). Perché? Di fronte all’enorme proiezione del Cristo
dipinto da Antonello da Messina, un
padre anziano comincia a scacazzare e un figlio a ripulirlo dei suoi
escrementi, mentre in sala comincia ad essere diffuso in odorama il lezzo della
cacca. Poi, cito da “Teatro e
critica.net”: «Dopo l’ennesimo
pannolone sostituito, il vecchio viene fatto adagiare sul proprio letto, la
scena naturalistica è ironicamente e definitivamente implosa grazie all’entrata
ammiccante proprio di Castellucci che rovescia mezza tanica di putrido liquame
sull’anziano padre. Senza pietà il vecchio
viene cosparso di merda, questo didascalismo suggellerà anche il finale
della performance quando padre e figlio lasceranno la scena e il volto di
Cristo verrà sfregiato dall’interno per ferirsi di quello stesso liquido e
lasciare il posto alla mastodontica scritta You are not my shepherd, Non
sei il mio pastore».
Castellucci
ora si lamenta del fatto che ci sarebbe in atto una vera e propria fatwa nei
suoi confronti (http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/439157/), e accusa il mondo dei cattolici integralisti di
iconoclastia. Infatti parla di «Una
contraddizione enorme fra questa vena iconoclasta e la foga di apparire della
Chiesa». Dunque in una cultura della “visione” come è quella nostra contemporanea,
è lecito prendersela con Castellucci? Ai cattolici andò bene il volto di Cristo
di Zeffirelli, o quello “splatter” di Mel Gibson? Si sono essi abbandonati
ormai da secoli al voyeurismo tanto quanto ci si può essere abbandonato un
ipotetico spettatore dello spettacolo di Castellucci? Il regista poi si vuole
difendere anche dall’accusa di blasfemia e rilancia: «Non c’è più nulla di blasfemo nell’urina e nelle feci una volta che
Gesù ha deciso con l’Eucarestia di passare dal nostro corpo». La pietra
dello scandalo è dunque la cacca? Non l’ennesima replica a colori o in bianco e
nero del volto e\o immagine di Cristo che dai tempi della scomunica di Leone
III, i cristiani sembrerebbero aver accettato e idolatrato in tutta la sua
carica pornografica? Non basta camminare per via della Conciliazione per
constatare come il volto di Cristo sia in vendita accanto a quello della
Madonna o del papa per pochi euro? Bisogna anche chiamare Castellucci e cacarci
sopra perché l’idolatria sia ancora più unanimemente accettata? Deve sbucare di
nuovo fuori Gesù a scacciare i mercanti dal tempio? Ma i mercanti sono Castellucci,
Zeffirelli, Gibson, e un’infinità di altri registi, attori, pittori e
illustratori. La mercanzia poi, inutile dire che è tanta e di diversa natura: gesubambini
esposti a natale per far comprare i regali; gesucristi da appendere in macchina
vicino all’arbre magique; acque benedette dentro a pacchiane scatolette in plastica
a forma di madonnina.La fiera del kitch si consuma all’ombra di un paganesimo
dal quale non ci siamo mai ritirati, e di un’idolatria che è sempre più
feticismo, spettacolo, visione. Perché Wojtyla era una star e la sua “immagine”,
su tanti pixel colorati, scorreva sui televisori di mezzo mondo, pronta ad
essere “visionata” da appetiti voyeuristici insieme a quella del volto di Cristo,
pixelizzato anch’esso, e anch’esso mischiato agli escrementi del grande fratello, del montaggio
cinematografico, o magari delle tentazioni di Scorsese che ai cattolici non sono
piaciute, ma alle quali hanno ceduto ogni qualvolta non l’immagine e la forma
veniva toccata, se il Cristo era biondo e aveva gli occhi azzurri, ma il
contenuto fatto di cacche non cattoliche.
Non mi
interessa parlare di blasfemia; non so cosa sia, è un concetto che non mi
appartiene. Parlo di “castità della visione”. il rapporto è a due: soggetto e oggetto. Dio non è un oggetto. Dov’è nella nostra
contemporaneità la castità del “ Deus absconditus”? La teologia negativa voleva
la non-predicabilità di qualsiasi attributo potesse rendere Dio ontologicamente
assimilabile all’uomo. Dunque? Dio non è conoscibile, Dio non è visibile, e va
da se che se non è visibile, non sarà neanche “visionabile”. Lo dico a
Castellucci, come agli integralisti cattolici che non vogliono che lo spettacolo
del regista sul volto di Cristo sia messo in scena il 24 gennaio a Milano (http://controscene.corrieredibologna.corriere.it/2012/01/un_appello_per_castellucci.html):
siete assolutamente figli della stessa cultura, quella che, come direbbe
Raffaele Simone, dall’”immaginario collettivo” è passata
al “visionario
collettivo”. Il paradosso si è consumato da secoli ed è esploso in
epoca moderna: ecco il bue che dice cornuto all’asino, là dove non si sa chi
sia il bue e chi l’asino.
Lo
spettacolo di Castellucci, ripeto, non
l'ho visto; dunque potrà essere un capolavoro così come una schifezza, ma è Castelucci
stesso, lamentando il clima di aggressività di cui è stato oggetto da parte
dell’intransigenza integralista, a dirci di cosa tratta : “ E’ grave che le
autorità ecclesiastiche ascoltino la voce di gente che sta facendo il processo
alle intenzioni, attaccando violentemente attori, spettatori, minacciando la
libertà di pensiero. Rifiutando il dibattito. Considerando nemici tutti coloro
che parlano del volto di Cristo fuori dagli stereotipi”. Dunque Castellucci
(sono parole sue) vorrebbe “parlare del
volto di Cristo fuori dagli stereotipi”? Io da ateo, e anche questo è paradossale,
inviterei cristiani e non-cristiani, artisti e non-artisti, a non tentare di
trascendere l’intrascendibile: non
cercate di dipingere ognuno Dio a modo vostro, perché di Dio possiamo sapere
tutt’al più ciò che “non è” ( lo dice il “pagano” Plotino, Enneadi,V,3), e non ciò che potrebbe o non potrebbe “essere”,
indipendentemente dagli “stereotipi”. Chissà quale sarà lo stereotipo di
Castellucci, se mai ne ha uno (la curiosità “visionaria” assale anche me). Di certo
gli islamici che hanno rifiutato a priori la “visionabilità” dell’invisionabile
in quanto invisibile e in quanto indicibile, questo tipo di paradossi non li
vivranno mai.
giovedì 19 gennaio 2012
Vittorio hai dimenticato il Bilderberg!
È con
immenso piacere (si inizia spesso così un discorso, no?) che ho potuto
finalmente constatare di non essere il
solo a considerare il complottismo da terzo millennio un guazzabuglio di
puttanate a modem acceso. Il piacere è ancora più grande quando scopro (su
segnalazione del mio esimio compare di blog), che a condividere con me questa
poi non così sconcertante verità, sia un navigato e stimato giornalista
italiano: Vittorio Zucconi (http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2012/01/16/mi-sembla-di-avele-visto-un-gomblotto/ ). Allora è vero? Qualcuno, e anche su un blog
autorevole come quello di Repubblica.it, la pensa come me? Il complotto c’è, ma
è una minchiata? Dio, Buddha, Maometto e Manitù siano rigraziati: ero ormai
anche io preda della febbre cospirazionista. Zucconi d’altronde, alla fine del suo post scrive. “ Pare, dico pare, che anche quella grande
nave che bordeggiava il Giglio e remava tra gli scogli credendosi un pattino
sia affondata per un complotto dell’armatore o del proprietario che era
americano ah ha!, Visto? la Carnival, i soliti yankees (dico sul serio, in Rete
gli spacciatori e i vuccumprà stanno facendo circolare anche queste notizie,
volete scommettere che qualcuno ci crederà?)”. Starete pensando che Zucconi
ha calcato troppo la mano; ecco cosa vi tiro fuori dal gruppo facebook “da
berlusconi a monti dalla padella alla brace”: Sinceramente l'incidente della nave da crociera "Concordia"
mi pare alquanto strano. Andare inspiegabilmente fuori rotta, il mare che era
calmissimo e la fuga del Capitano. Poi come non notare la valenza simbolica del
nome e anche il luogo? il nome della nave...... i vari ponti con il nome degli
stati d'Europa .. il giorno del declassamento ... “ in questo post datato domenica 15 gennaio 17.48 (per chi non
ci credesse) i puntini sono l’unica nota di oggettività.
C’è
però anche da rilevare che i commenti al
post di Zucconi sono numerosissimi, e almeno quando l’ho letto la prima volta,
in molti dimostravano un atteggiamento risentito per la leggerezza e l’ironia
con le quali veniva affrontato l’argomento. Allora la cosa si fa seria: se
anche su un blog di Repubblica non si può scherzare su certo allarmismo
paranoico che vede il complotto anche nei pistacchi della mortadella, stiamo
freschi. Vincerà il partito dei complotti? Gli alieni ci porteranno sui Monti
del Goldman? Le nutrie a cavallo degli alligatori resusciteranno Elvis che
fonderà il movimento delle scie chimiche mondialiste? La trilaterale delle
bermuda in combutta con il quadrato magico ed il cubo di Rubik spezzeranno le
reni alla Grecia?
Ma ci sono
ovviamente io a venire incontro a Zucconi.
Ecco l’appello, che quasi come un invito a nozze, il giornalista mi rivolge dal suo post : “se ho dimenticato qualche tentacolo del complotto
sono certo che gli attenti lettori, quelli che non si fanno abbindolare e
pensano con la propria testa, ce li segnaleranno”.
Lo so, lui non mi conosce, ma in un’altra vita
ci siamo scambiati informazioni sui dischi volanti che sostituiscono le
pubblicità di youtube con gli spot del Nuovo Ordine Mondiale. Vittorio, Ecco
cosa hai dimenticato : IL BILDERBEG! Come
fai a saperne di più? Semplicissimo:
basta chiedere a Borghezio e lui ti schiuderà le porte sui segreti inafferrabili
di questo club esclusivo che a lui invece le porte le ha chiuse in faccia, con
tanto di cazzotti.
In realtà
però, ci sarebbe un sistema sicuro per addentrarsi nei meandri più reconditi di
questa organizzazione mondialista segreta a doppia mandata: comprare il libro
rivelazione di Daniel Estulin “Il club Bildelberg, la storia segreta dei
padroni del mondo”…ma come? Se è segreta, Daniel Estulin come la conosce?
Vabbè, non perdiamoci in questi particolari e prendiamo il toro per le corna.
Cominciamo
con il curriculum di tutto rispetto dell’autore: Estulin. Ops, solo quattro
libri e tutti sul Bilderberg? Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle
apparenze, anzi, sarà uno specialista del settore, infatti Wikipedia riporta
che “Il
nonno di Estulin era un colonnello del KGB negli anni Cinquanta, e questo
spiegherebbe il suo accesso privilegiato a informazioni teoricamente
appannaggio dei soli servizi segreti”. Fonte di questa notizia?
Leggiamo sempre cosa dice Wikipedia prima di introdurre la breve bio su
Estulin: “Le
informazioni che seguono sono state fornite da Daniel Estulin in un'intervista
con il giornalista Alex Jones”. Quindi l’unica fonte disponibile su Estulin, a
quanto pare, è Estulin stesso. Allora dovremmo pensare che una casa editrice
degna di questo nome non ospiti patacche? In questo caso parliamo di Arianna
editrice, marchio del gruppo editoriale Macro. Beh, quando sfoglio le prime
pagine del libro e noto che la Macro edizioni ha pubblicato per l’Italia ben
otto opere di David Icke, allora sto tranquillo: Icke è l’inventore della
teoria sui rettiliani, altro che Einstein e relatività! altro che Godel e
teorema di incompiutezza! Qui si parla dei lucertoloni alieni che vogliono
dominare il mondo, roba seria, mica fuffa!
Non ne avete mai sentito parlare? un'infarinatura di base ve la posso dare io (http://caffescorretto.blogspot.com/2011/11/tutto-quello-che-vi-siete-meritati-per.html), perchè se posso fare del bene agli altri non mi tiro di certo indietro.
Non ne avete mai sentito parlare? un'infarinatura di base ve la posso dare io (http://caffescorretto.blogspot.com/2011/11/tutto-quello-che-vi-siete-meritati-per.html), perchè se posso fare del bene agli altri non mi tiro di certo indietro.
Ma torniamo a noi. Capisco che i più vorranno essere edotti sui contenuti del libro di Estulin. “Don’t judge a book by its cover” recita l’adagio; e allora
procediamo.
Nell’introduzione,
Estulin ci spiega subito che “ Non c’è nessuna cospirazione…Quell’ideologia non
è un nuovo ordine mondiale, come ci inducono a credere i segugi del Bildelberg
a orientamento cospiratorio…Lo ripeto, non si tratta di un nuovo Ordine
Mondiale….chiamatelo come vi pare, ma non dite che è un’istituzione cospirativa
insensata, perché equivarrebbe a fare il loro gioco. Per sconfiggerlo occorre
una comprensione storica che escluda l’interpretazione da cartone animato che
troppe persone ne danno” Ooohh, finalmente un anti-complottista. Bene! Ho
quello che cercavo: un libro serio sul Bilderberg, e non il solito aggregato di
teorie sul nuovo Ordine Mondiale. Infatti a pag. 17, Estulin ci spiega che “Per
il bilderberg la distruzione della domanda, la riduzione demografica, la crescita
zero, l’Ordine Mondiale sono i suoi veri obiettivi”. A pag 54 ci dice “per me
Bilderbrg divenne sinonimo di instaurazione di governo unico mondiale”. A pag
121 “ FDR, Trilateral e Bilderberg…le politiche che esse promuovono portano
benefici unicamente a loro, sottomettendoci ad un unico governo mondiale”. A
pag. 124: “ un altro analista, Richard N. Gardner… scrisse su Foreign Affairs
che in breve, la costruzione della casa di un nuovo ordine mondiale va fatta
dalle fondamenta verso l’alto”. A pag. 126: “ Quincy Wright, docente universitario…ha
espresso la prima e più esplicativa visione di come deve essere il Nuovo Ordine
Mondiale”. A pag.249 l’ultima sibillina concessione: “ sapevo anche che sarei
stato a bordo di un taxi che mi avrebbe condotto a Stresa alla conferenza
annuale del Bilderberg per unirmi a un piccolo gruppo di coraggiosi
giornalisti…erano persone come me, che lavoravano duro per smascherare i
progetti del Bilderberg per il Nuovo Ordine Mondiale”.
Le fonti di
estulin però sono tutte anticospirazioniste, che mi colga un Bildelberg se non
è vero: Robert Eringer, the Global Manipulators; John Coleman,
Conspirators’Hierarchy; Carol White, The New Dark Age Cospiracy; Ken Adachi,
New World Order; Euastace Mullins, The World order, a study in the egemony of
parasitism (Ezra Pound studies of civilization) e a pag. 202 si cita anche un
articolo nell’edizione novembre 1977 di Penthouse (sicuramente in quell’edizione 77’ tutti avranno seguito
attentamente l’articolo, magari anche un bel paio di articoli).
Insomma che
dire? A me bastava e avanzava sapere che il club Bilderberg è stato
ripetutamente frequentato da Henry Kissinger per capire che non si tratta di
un’accolita di bonaccioni che giocano a scopetta e bevono lambrusco, ma Estulin
ci offre anche le prove del fatto che quelli del Bilderberg siano i mandanti
dell’omicidio di Aldo Moro. Io veramente su questo argomento avevo letto una pila di
libri e documenti che non finisce più, e non è da escludere che Kissinger ne
potesse sapere sicuramente qualcosa, ma se Estulin se la cava con un semplice
collegamento Bilerberg-Kissinger-rivelazione Guerzoni, allora vuol dire che il
fesso sono io, perché Estulin ha vinto: in Italia il libro costa 12 euro e 90 e
so che era già in commercio dal 2007 in diverse altre lingue. D’altronde perché
leggere tre o quattro libri su un solo argomento, quando Estulin ci può raccontare la storia del mondo
in poche pagine? Si risparmiano tempo e soldi. Poi, quello che succede quando si scrive che
Moro è stato ucciso dal Bilderberg è presto detto: andate su questo sito (http://www.mentereale.com/articoli/politica-alla-kissinger-ovvero-uccidere-chi-va-contro-ai-bilderberg), e
scoprirete che partendo dall’ipotesi di Estulin il Bilderberg può arrivare a
uccidere chiunque, a seconda della scelta arbitraria di questo o quel commentatore. In questo
caso, tanto per cambiare, il commentatore
è antisemita. Se poi non basta essere arbitrari, ma si vuole anche strumentalizzare,
ecco un altro bell’esempio (http://www.leggo.it/articolo.php?id=159145 ): Schulz ebbe l’ardire di sbertucciare Berlusconi
davanti al parlamento europeo ? E allora il fasciocomplottista di turno, per vendicare
il suo mito, può falsificare anche Wikipedia mettendo in un unico virgolettato
attribuito all’enciclopedia libera on line quanto segue: "Martin Schulz è' membro del gruppo
Bilderberg, noto per il suo obiettivo, fra gli altri, di voler creare un
governo unico europeo a discapito delle singole sovranità nazionali".Purtroppo però, alla voce Martin Schulz su Wikipedia, c’è solo scritto: "È
membro del gruppo
Bilderberg[senza fonte]".
La conclusione
dell’opera non poteva essere più degna, Estulin prende coscienza di essere il
nuovo Galilei e va in delirio da onnipotenza: “ Trecentosettan’anni fa, Galileo
Galilei fu perseguitato per aver voluto insegnare alla gente che la terra è un
pianeta rotondo che gira intorno al sole. La chiesa cattolica e i potenti
condannarono quel grande uomo, perché erano terrorizzati dal fatto che la
verità potesse distruggere l’ordine sociale…Ormai vivo per quel giorno in cui agli
uomini e le donne di buona volontà verranno riconosciuti dignità, onore,
integrità, riconoscenza e amore, dai loro simili; come quelle di Galileo, le
loro scoperte diventeranno fondamentali per la vita degli esseri umani”.
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