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martedì 14 febbraio 2012

L'anticristo di febbraio



                                                     IN PRINCIPIO FU IL VERBO

martedì 7 febbraio 2012

Steve Jobs batte Gesù 10 a 0




Scivolando sulle pareti viscide di Facebook può capitare (più o meno involontariamente) di incastrarsi su qualche mattonella più sporgente. Ieri ad esempio  ho avuto l’enorme piacere di trovarmi di fronte alla bacheca di Gesù. Eh si: Gesù personaggio pubblico,  che piace a 59,829 persone e che poi ho scoperto essere in competizione con un altro Gesù personaggio pubblico , che invece, poveraccio, piace a sole 7.496 persone ( sarà un abusivo?). In compenso, a tenere alta la bandiera di questo sant’uomo che è Gesù, c’è anche l’organizzazione comunitaria  quelli che amano Gesù che piace a 20.428 persone. Poi c’è il Club di Gesù, appena 1.719 persone e molto hackerato: pensate che l’utente Chuck Norri è intervenuto di recente con un “p*****ssima madonna”, senza neanche premunirsi di scrivere il nome della vergine in maiuscolo. Dunque quanto fa in tutto? Facciamo i conti: 59.829 + 7.496 + 20.428 + 1.729 = 89.482.
Voi  capirete bene che non potevo esimermi dall’andare a fare il confronto con altri personaggi pubblici.
Karl Marx batte Gesù abbastanza agevolmente: 99.151 “mi piace”; e poi da solo! Senza club! Va detto che però Lenin se la cava malissimo: 25.872 gradimenti.  Francesco Totti in compenso ha diverse fonti di gradimento: Francesco Totti gruppo – 8.445; Francesco Totti atleta -25.814; Francesco Totti Rome Italy atleta – 48.369; Francesco Totti (e basta)  - 19.224; Francesco Totti fan – 159.497; Francesco Totti pagina sociale – 274.187. Il capitano li frega tutti, Gesù, Marx e Lenin messi insieme: piace a 535.536 persone. Che invidia ragazzi. Non ce n’è neanche per il Mahatma Gandhi: appena 56.884 fan.

Vabbè ma che c’entra, si sa che questi qui sono delle cacchette: chi ha scritto veramente il Manifesto del Partito comunista? Chi ha detto veramente “ non accumulare tesori in terra”? chi ha suggerito al nostro capitano il celebre “ vi ho purgato ancora”? Ma è Steve Jobs!  Steve Jobs c’ha sette atmosfere nel cranio, Steve Jobs ha inventato il fucile ad acqua, Steve Jobs ha detto “ Hasta la victoria, siempre!”, Steve Jobs ha detto: “ passame er sale”,  Steve Jobs ha detto: “ amici ararara”. E infatti Steve Jobs ha 2.296.128 fan!!!

Ma poi cosa scopro? ORRORE!!! Vasco Rossi ha 2.787.991 fan. ARGHHHH. Steve Jobs, colui che evangelizzò il mondo con l’Ipod, l’ipad, L’i cazz e l’I pipp, surclassato dal fellone di Zocca! Gesù, Totti, Lenin, Marx  e Gandhi: RIBELLATEVI! Steve Jobs batte Gesù 10 a 0, e Vasco Rossi me lo sorpassa in curva? Per fortuna che c’è John lennon , aaaahhh…6.156.905 fan.



CasaPound non è Bene





Ci risiamo: dopo la causa della figlia di Ezra pound, Mary de Rachewiltz, quelli di casaPound cercano nuove rogne, o nuova pubblicità, a seconda dei punti di vista. Come al solito io arrivo in  ritardo, perché la dichiarazione di Gianluca Iannone è del 24 gennaio scorso. Vediamo un po’ cosa ci dice di interessante il nostro giovine:

  "Oggi abbiamo lanciato una provocazione: intitolare per 24 ore il nostro movimento al grande genio 'non conforme' del Novecento italiano, Carmelo Bene. Lo abbiamo detto: è un omaggio a chi ha fatto della sua vita un'opera d'arte, come Bene, ed è una sfida contro i cultori dell'ortodossia del pensiero e contro tutte le gabbie materiali come quella in cui Ezra Pound venne recluso da vivo, o filosofiche, come quella in cui qualcuno lo vorrebbe rinchiudere da morto, finendo, inconsapevolmente, per tradirne la memoria. Ezra Pound è, come Bene, un genio del '900. Appartiene a se stesso e a tutti gli altri, nessuno escluso”.

 Bravissimo Iannone: Carmelo Bene appartiene a se stesso. Nessuno vuole rinchiudere Carmelo Bene in una gabbia filosofica, dunque? Perché rinchiuderlo in una casa? La vostra poi? Ma non potreste intitolarla casaIannone così lasciate in pace i geni?

 Pare che  Salomè, la figlia dell’attore scomparso nel 2002, abbia diffidato l’associazione di estrema destra (http://www.unita.it/italia/la-figlia-di-carmelo-bene-br-casapound-non-usi-il-nome-di-papa-1.375890). In compenso però, la sorella di Carmelo Bene, Maria Luisa, si è lasciata tentare ( http://www.corriere.it/cultura/12_gennaio_24/mastrantonio-casapound-cambia-per-un-giorno_4f6808e6-4671-11e1-90ee-63dee1b6b376.shtml). “Carmelo viveva sempre la sua vita come una ricerca e una provocazione. Ma a differenza di Pasolini, non mescolava arte e politica, e non ha mai ceduto alla politica. Da vivo e da morto, politicamente, Carmelo è stato tirato per la giacca da ogni lato. Così ho aderito a questa iniziativa. Con lo spirito provocatorio con cui lui ha vissuto”. Ma come? Se è vero che tuo fratello in vita è stato tirato per la giacca da ogni lato, ma non mescolava mai arte e politica, adesso proprio in quel lugubre casermone dell’Esquilino me lo vai a portare cara Maria Luisa?

 Insomma dopo la sorella di Nietzsche, anche quella di Carmelo Bene. Almeno in questo caso il dramma si è consumato solo per 24 ore.  Per Nietzsche, grazie alle manipolazioni della sorella, l'equivoco durò decenni.

 Per  riabilitare il filosofo tedesco fu necessaria l’opera di fior di intellettuali, uno per tutti George Bataille, che dedicò un numero di Acéphale, intitolato "Riparazioni a Nietzsche", sul tema "Nietzsche ed i fascisti." In tale sede, ribattezzò ironicamente Elisabeth Förster-Nietzsche come "Elisabeth Judas-Förster," ( viste le dichiarate tendenze antisemite della signorina). Bataille inoltre ricordò la dichiarazione di Nietzsche stesso: Mai avere a che fare con chiunque sia compromesso con questo imbroglio sfacciato a proposito delle razze.

Comunque ormai la frittata è fatta: martedì 24 gennaio, CasaPound ha cambiato l’insegna sulla sede del quartiere Esquilino, e il nome di Bene, è stato sostituito a quello di Pound accanto ai caratteri " CASA" in classico stile ventennio. Chi sarà il prossimo sfortunato defunto che non potrà replicare? Chissà cosa ne pensano  i "progressisti" Piero Sansonetti e Ritanna Armeni che in passato hanno solidarizzato con blocco studentesco (costola di casaPound) per il "diritto di manifestare liberamente e pacificamente" (http://www.ilfoglio.it/soloqui/5080 ). Saranno solidali anche con questa simpatica iniziativa?

Nel mio piccolo mi ci metto anche io. E già, Proprio su questo blog, qualche settimana fa, scrivevo un articolo su Carmelo Bene in uno spazio che ho intitolato "radical deluxe", dove io, dichiaratamente di sinistra, mi propongo di insegnare a quelli di destra cos'è la destra . Mi avranno preso in Parola? Profeta o stronzo? Fate voi cari lettori, perchè io nella mia rubrica passo in rassegna tutti i cosiddetti "irregolari", che certamente non sono mai stati di sinistra, ma men che mai fascisti, anzi! del fascismo si sono fatti beffa! Destra non è fascismo; destra è un pensiero nobile che in Italia non è stato mai concepito, e Carmelo Bene fu l'antitesi del fascismo: fu un Pinocchio stirneriano. Ecco il mio post: http://caffescorretto.blogspot.com/2012/01/carmelo-bene-pinocchio-stirneriano.html.

Ma Carmelo bene per Fortuna se ne fregava: "Me ne infischio del governo, della politica, del teatro soprattutto. Me ne frego di Carmelo Bene, io. Voi no, ma io sì". Inutile dire che i fascisti salentini (terra d'origine di Bene) hanno utilizzato il suo "me ne frego" in modo strumentale per associarlo ai soliti sepolcrali  e macabri manifesti littoriani. E per quanto riguarda un'eventuale riabilitazione dopo l'orribile pacchianata all'Esquilino, ecco come replicherebbe uno dei più grandi geni del 900...prego maestro:










mercoledì 1 febbraio 2012

Attilio Befera e le innocenti evasioni




E’ proprio vero:  “siamo un paese abituato a dittatori e papi, dunque non riusciremo ad essere altro se non fedeli o sudditi: mai cittadini”. Così si è espresso ieri sera Massimo Giannini, il vicedirettore di Repubblica , a Glob Spread, il programma condotto da Enrico Bertolino. Possibile che non riusciremo mai a pensare che lo stato siamo noi? In Italia mancherà sempre quell’antipatica, ma sana “borghesia calvinista” (così l’ha definita sempre lo stesso Giannini)  abituata a pensare che lo stato non sia qualcosa di “altro” da se. Se lo stato sono “loro” o “lorsignori”, ci sentiremo sempre autorizzati a fregarlo, e così fregheremo anche noi stessi. Del resto siamo sempre noi italiani ad aver assistito, o peggio ancora partecipato, al famoso trionfo della maggioranza bulgara di Berlusconi nel 2008: l’ex premier  proprio in quell’anno dichiarò: “se c’è uno Stato che chiede un terzo di quanto guadagni allora la tassazione ti appare una cosa giusta. Ma se ti chiede il 50-60% di ciò che guadagni, come accade per le imprese, ti sembra una cosa indebita e ti senti anche un po' giustificato a mettere in atto procedure di elusione e a volte anche di evasione”. Se lo dice lui, buona camicia a tutti.

 Se però il suddito\fedele italico non è ancora convinto e necessita di qualche delucidazione teorica, potrebbe  acquistare un simpatico libricino di 165 pagine nel quale mi sono imbattuto facendo alcune  ricerche sul web:  elogio dell’evasore fiscale  di tale Leonardo Facco (http://www.ibs.it/code/9788874244874/facco-leonardo/elogio-dell-evasore.html). Ve ne do una breve descrizione tratta dalla pagina di IBS libri: « “Le tasse sono un furto e non pagarle è legittima difesa". Non si tratta di uno slogan da qualunquisti o dell'affermazione di qualche evasore. Le imposte, come spiega l'etimologia stessa della parola, sono un atto di coercizione bella e buona, un esproprio ai danni di chi onestamente lavora e produce, una rapina legalizzata…"Elogio dell'evasore fiscale" non è una mera provocazione culturale né un'operazione populistica, bensì l'espressione di una coscienza di classe (sic) che va maturando in Italia.. dalle clamorose truffe nascoste nelle accise al prelievo occulto da parte dello Stato nelle nostre tasche, passando per tutta una serie di trucchi…». Insomma anche qui lo stato non siamo noi, e di nostro ci sono solo le famose  “tasche” . Il marchio  sembrerebbe sempre “Made in Arcore”.  Dello stesso autore  si possono acquistare anche Umberto Magno, la vera storia dell’imperatore della padania, e C’era una volta il Che, Ernesto Guevara, tutta un’altra storia. Facco, In quest’ultima imperdibile opera, si chiede: “Che Guevara era davvero un eroe senza macchia e senza infamia?”. Agli evasori l’ardua sentenza.

lo spot "lombrosiano"contro l'evasione fiscale

La domanda che mi pongo a questo punto è la seguente: esisteranno gli italiani onesti? Ma si! Domanda retorica, risposta scontata. Un sospetto però mi continua a tormentare da settimane: la campagna di dissensi che ha  investito Equitalia, punta a fare chiarezza sulle modalità di trasparenza delle procedure utilizzate da questa società  per riscuotere i tributi, o punta a  battere ancora il tasto sul discorso che le tasse non vanno pagate? So di infilarmi in un vespaio, ma cominciamo innanzitutto a vedere chi sono le vespe. Chi sono?  Tutta Italia. Già: gli italiani, atavicamente refrattari ad ogni forma di insurrezione, di fronte alle tasse,  improvvisamente si scoprono tutti bombaroli e solidarizzano con i fantomatici anarchici informali della FAI. Chi saranno questi anarchici informali? Perché informali? Ti danno del tu? Si snodano la cravatta? Ci prendiamo un caffè? Se famo na’ canna? Agli italiani non interessa: dalla Sicilia al mare, dalle Alpi ai Pirenei, tutti, ma proprio tutti, hanno rumorosamente inveito contro i tassatori bastardi ed in molti sono passati sopra all’ “episodio” dell’attentato. Una mia cara amica una volta si chiese: “ ma se scoppia una bomba ad Equitalia vi esce un cetriolo dal culo?” Evidentemente siamo diventati la repubblica dei cetrioli. Sulle bombe il sottoscritto invece non è passato sopra ed ha pubblicato un articolo presente su questo blog (http://caffescorretto.blogspot.com/2011/12/bombe-equitalia-e-minchiate-sul-web.html).

Curioso poi, è stato vedere quanto l’antiEquitalismo abbia unificato l’inunificabile: ad esempio casaPound Italia e gli utenti dell’antifascistissimo Indymedia.  Infatti è da tempo che casaPound porta avanti un’iniziativa: “ firma la legge, ferma Equitalia”. Così come da tempo su Indymedia fioccano articoli, post e commenti al vetriolo (per usare un eufemismo) sulla terribile Equitalia. Ad esempio questo: (http://italy.indymedia.org/node/3399). In questo articolo, nonostante il tentativo sia quello di stigmatizzare l’operato persecutorio dell’apparato di Befera e soci , che pignora il conto corrente ad una povera signora sessantacinquenne, si ottiene l’effetto opposto: si parla di una pensionata che non paga le tasse. Né più né meno. Leggetelo bene e vedrete che è così. Ma come? E’ povera!  Equitalia se la prende solo con i poveri? Sarà povera, ma non paga le tasse. E' il suo stesso avvocato (Valeria Bertuccioli) ad ammetterlo: “Questo è indiscutibile ma non per colpa sua. E comunque, può capitare di essere in debito con l’erario e in questo caso la mia cliente non lo nega di certo”. Le chiameremo “innocenti evasioni”. Chiaro che non sono le uniche e ovviamente non le più gravi.

 I grandi evasori. Oohhh, qui casca l’asino: ecco quale sarebbe il grosso della contestazione. Equitalia è forte con deboli e debole con i forti. A tale proposito ecco un articolo che chiarisce la faccenda (http://roma.indymedia.org/articolo/40758/equitalia-mastino-ma-solo-con-i-piccoli).  In questo articolo firmato Sara Nicoli (Fatto Quotidiano) purtroppo però, a mio avviso si usa quel linguaggio che ho deplorato all’inizio di queste mie considerazioni intorno all’italica tendenza a non sentirsi mai “stato”. Ecco cosa scrive la giornalista: “qualche anno fa, intorno al 2005, con lo Stato esattore si poteva ancora parlare”. Siamo di nuovo alla dialettica cenciosa e trita del “noi” e del “loro”: ultimamente la sta riproponendo in modo quanto mai stucchevole  un altro fra i vari pifferai di successo: Beppe Grillo. Anche nel caso di Grillo, dobbiamo constatare quanto sia copiosa la schiera di stolidi che rammaricandosi di non poter essere sudditi, possono almeno  consolarsi di essere “fedeli”.  “Stato esattore” poi,  è un linguaggio che non riesco a condividere: la giornalista poteva scrivere direttamente “usuraio”; il termine  avrebbe saputo stuzzicare gli appetiti populisti di quel  fasciocomplottismo da web, che ha saputo recuperare nella  brodaglia stregonesca poundiana solo il peggio: le teorie economiche e il fascino per le mascelle volitive.

Comunque rimane il fatto che Equitalia ancora non ha toccato le grosse rendite. Sarà per questo che Attilio Befera ha appena dichiarato guerra alla grande evasione?  Forse il giro di vite era in atto già da prima, ma la grande evasione è grande anche perché non ha pensioni da 465 euro da nascondere, ergo  più  grandi sono le rendite e più labirintici saranno i percorsi da seguire per recuperare il maltolto. Perché in Italia è pratica nazionale non solo l’evasione, ma anche un’altra “innocente evasione”, che non è una canzone di Lucio Battisti, ma un sotterfugio giuridico per pagare di meno: l’elusione. Se poi quello di Befera  è tutto uno spot e le cose torneranno come prima lo scopriremo solo vivendo  (sempre per restare in tema battistiano), comunque ecco la cosiddetta “svolta di primavera”: (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/befera-2011-fatti-milioni-controlli-recuperati-miliardi-euro/187981/).
Quello che mi rattrista è che per arrivare ad una coscienza civica che possa essere definita tale, nel nostro paese, bisogna passare sempre per bombe, contestazioni, sospetti e psicodrammi; senza neanche la certezza ( perchè certezze in Italia non ve ne sono mai) che chi è preposto a compiere quella che sembrerebbe essere una svolta epocale, sia realmente all’altezza, morale e professionale, della situazione. Befera riuscirà a far crollare i sospetti che alcune “evasioni” siano più “innocenti” di altre? Vedremo.
Una certezza ancora più amara comunque mi accompagna: per il momento sono  gli italiani in genere a non essere all’altezza di quella antipaticissima “borghesia calvinista”, che sarà pure antipatica, ma non è lagnosa e paga le tasse.

sabato 28 gennaio 2012

Schettino pizza mafia spaghetti Berlusconi baffi





Il giornalista Jan Fleischhauer, su Der Spiegel on line , pochi giorni fa apriva un suo pezzo così: “Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano? Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso? Un personaggio così lo si conosce in vacanza al mare. E’ un uomo dalle azioni plateali e che gesticola mentre parla. In linea di massima si dimostra innocuo, ma non lo si dovrebbe fare avvicinare troppo ai macchinari pesanti. Fare “bella figura” si chiama lo sport nazionale italiano che consiste nel dare una buona impressione di sé. Anche Francesco Schettino voleva fare bella figura, ma si è trovato in mezzo uno scoglio”.

Si potrebbe forse dire che non ci sono aggettivi per commentare questo articolo ? Io ne trovo al volo almeno tre: becero, gratuito, razzista.
Non voglio però scendere al livello di Fleischhauer: non risponderò ad un coro da stadio con un coro da stadio. Tale infatti  è stata la replica di Alessandro Sallusti dalle colonne de Il Giornale all’articolo di cui sopra : “A noi Schettino a voi Auschwitz”.  Complimenti Sallusti, la frittata è fatta: nella Giornata della Memoria (perché il direttore del quotidiano di via Negri ha firmato l’editoriale il 27 gennaio), si usa la memoria come una motosega.

Ma Sallusti, si sa, non è pagato per avere fantasia. Sallusti sa che è proprio il pubblico al quale si rivolge che non ha fantasia, e allora non trova di meglio se non imitare il suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi, che nel 2003 diede del “kapo” a Martin Schulz. Per altro Sallusti perde una grande occasione, perché mentre l’intervento di Schultz all’epoca era diretto contro una persona, quello di Fleischhauer oggi è diretto contro un popolo intero. Le critiche di Schulz a Berlusconi furono accolte da mezza Italia con acclamazioni e consensi, perché ogni italiano onesto sapeva che Schulz, seppur con un linguaggio ed una retorica provocatori, denunciava l’incompatibilità dei conflitti d’interessi di Berlusconi con i criteri politici di un’Europa che si rispetti. Schulz dunque criticava, e ne aveva piena facoltà,  l’operato di un solo uomo; Fleischhauer invece,  parte pretestuosamente da un uomo, nella fattispecie Schettino, per demolire una nazione intera. Ecco come ci sistema definitivamente contorcendosi in un’acrobazia che inaugura lo “schettinocentrismo” fra le analisi politico-economiche contemporanee  : “Cosa può succedere quando per motivi politici si trascura la psicologia dei popoli, lo evidenzia la crisi monetaria, che in questi giorni abbiamo perso di vista solo perchè “l’uomo nel castello” ha accentrato tutta l’attenzione su di sé. Lo scoglio davanti alla nave qui sono i tassi d’interesse del mercato… Se ora dappertutto si parla delle diverse capacità di prestazione dei paesi, allora questo è un modo pulito per affermare che alcuni stereotipi hanno, invece, la loro fondatezza. Il difetto congenito dell’euro è stato racchiudere così tante diverse culture economiche nella camicia di forza di un’unica moneta. Per riconoscere che la cosa non poteva funzionare non era necessario aver studiato economia politica, sarebbe bastata una visita a Napoli o nel Peloponneso”. Chissà come la pensa il direttore dello Spiegel, Georg Mascolo, il cui padre è nato a Castellammare di Stabia, che dista appena 14 km da Meta di Sorrento, il paese di Schettino.

Dunque Fleischhauer non sa andare oltre gli stereotipi da autobus, e Sallusti, ça va sans dire, non oltre le barzellette sui nazisti. Il problema è che se da un giornaletto di provincia come quello di via Negri, indirizzato alle frange più grette e retrive della borghesia italiana, ed abituato per lo più all’insulto e alla calunnia, ci possiamo aspettare questo ed altro; al contrario, un periodico come Der Spiegel, che rappresenta l’anima tendenzialmente progressista della Germania, e che ha ospitato per trent’anni il nostro Tiziano Terzani come corrispondente in Asia, un articolo alla Sallusti non se lo può permettere. Fortunatamente non c’è solo Sallusti, perché lasciare a lui l’ultima parola sarebbe stato un delitto. Ecco infatti l’articolo di Andrea Tarquini su Repubblica.it (http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/23/news/der_spiegel_schettino-28655077/). Qui il giornalista ricorda quale peso sia stata la Germania per l’economia d’Europa dopo la riunificazione: mandò in rovina le economie di tutta la comunità quando l’euro ancora non esisteva. Ma si sa: l’Europa unita è un sogno. Finchè ci sarà gente come Fleischhauser a ricordarci le ultime spese di condominio saremo sempre costretti a sbatterci in faccia le fatture arretrate. l’italiano ciononostante è malato di esotismo: gli altri sono sempre più bravi di noi, dunque Fleischhauer ha ragione, i tedeschi fanno bene a criticarci; e dove sarebbe la critica? Cosa ci sarebbe di costruttivo in questa delirante masturbazione de-costruzionista? Non sono domande retoriche perché su Giornalettismo (http://www.giornalettismo.com/archives/193357/la-bufala-di-repubblica-sui-tedeschi-e-schettino/) si tenta di far passare l’articolo di Repubblica come una “bufala”, e si perdono addirittura 5 pagine per cercare di ricostruire il pensiero originale di Fleischhauer, neanche fosse il profeta Isaia. Cosa avrà voluto nascondere nel suo involucro semantico così sibillino? Non c’è bisogno di fare dell’ermeneutica o tentare l’esegesi: quello di Fleischhauer non è un testo sacro. E’ solo uno squallido insulto razzista.
Forse però si può trovare il solito escamotage:  è tutta colpa di Berlusconi, e allora? Ecco quello che ci meritiamo! Gli italiani sono subito pronti ad auto flagellarsi pur di non tirare la testa fuori dal sacco. Il problema è che nel 77’  Berlusconi faceva il palazzinaro e non il presidente del consiglio, e fu proprio Der Spiegel a fare la famosa copertina “ pistole auf spaghetti”, dunque?


Berlusconi  e quel  famoso 62%  hanno  tutti i “meriti” del caso nell’aver contribuito a creare un’immagine distorta dell’Italia, ma Der Spiegel la pensava così anche 35 anni fa. Io non cederò alla tentazione becera di giudicare il popolo tedesco per 10 anni della sua storia in cui ha imperversato un imbianchino austriaco.
  

domenica 22 gennaio 2012

L'invisibile si può vedere?





E già, Magritte la pensava proprio così: "questa non è una pipa", è un quadro: e se anche fosse la rappresentazione più autentica di una pipa, è pur sempre una rappresentazione, dunque un'idea, dunque un'universalizzazione di ciò che universale non è: un oggetto. Dio è un oggetto? Sembrerebbe di no. Dio è un'idea? cos'è Dio? Domanda che per rispetto non mi voglio porre. 
Nella cultura islamica il sacro non può essere rappresentato né mostrato. Le immagini del profeta sono vietate. Di contro, nella nostra cultura, il volto di Cristo o quello di Dio, nonostante per definizione siano irrappresentabili,  sono stati nel corso dei secoli dipinti, esposti, illustrati, raffigurati e infine rappresentati, proiettati e messi in scena, proprio come se fossero oggetti. Uno dei movimenti religiosi più sensibili all’accusa di idolatria mossa al cristianesimo da parte dell’islam, furono i pauliciani, eresia sorta  intorno al VII secolo a.c. in seno al brulicare speculativo di un ambiente, quello bizantino, che sulle questioni dottrinarie fu sin dai tempi dei primi concili molto vivace. Quando nell’VIII secolo l’imperatore Leone III si unì al paulicianesimo nella battaglia “iconoclasta” (dal greco εκόν - eikón, "immagine" e κλάζω - klázo, "distruggo"), ed emanò una serie di editti per eliminare il culto delle icone, Roma, nella persona del pontefice Gregorio III, rispose con la scomunica. Ecco che ancora oggi, e in nome anche della scomunica di Gregorio III, si può mettere in scena Il sacro e venderlo al mercato in ogni sua forma.

E’ in effetti odioso pensare che si debba arrivare a “distruggere” qualcosa, come ad esempio in questo caso un’immagine sacra, per rivendicare le proprie pretese. L’iconoclastia medievale ci fa “bypassare” secoli di storia ( e di conseguenza anche i capitoli riguardanti le battaglie iconoclastiche dei protestanti), per arrivare subito a giudicare criminale l’atto dei talebani che il 12 marzo del 2001, distrussero quelle due enormi statue del Buddha di Bamiyan in Afghanistan. Niente di più giusto; più che come iconoclastia, quello dei talebani va rubricato come atto di conquista: “la mia cultura è superiore”, sembravano voler dire con quel gesto, dunque possiamo distruggere i simboli della cultura altrui; ma i talebani sono anche figli bastardi di una cultura, quella occidentale, che proprio in nome di una pretesa superiorità , negli ultimi anni e non solo, ha innescato l’odiosa pratica della conquista e spesso proprio a scapito del mondo arabo. D’altronde enumerare tutti i motivi d’incomprensione, consapevole o meno, che in 1400 anni hanno minato alla radice la possibilità di un convivere pacifico fra le due culture, quella islamica e quella occidentale, significherebbe scrivere un’enciclopedia. Io mi limiterò a evidenziare un aspetto comunque non marginale: il rispetto della “castità della visione” .

Nel suo libro il mostro mite(Garzanti, 2010) il linguista Raffaele Simone pone la questione del “vedere” per come è vissuta nella civiltà occidentale: «la peculiarità del vedere è stata tipicamente identificata nel fatto che - come spiega Hannah Arendt-  “nessun altro senso stabilisce una simile distanza di sicurezza tra soggetto e oggetto” . Hans Jonas, nella medesima linea, precisa che  la vista “ci procura il concetto di obiettività, della cosa come è in se stessa, distinta dalla cosa in quanto mi turba e mi coinvolge; e da tale distinzione scaturisce l’idea di Theoria e di verità teoretica”. Simone va avanti e si pone una domanda: « questa  concezione della visione, diffusa nella tradizione filosofica a partire da Platone, conclude per la nobiltà della vista, ne afferma la castità e il carattere intrinsecamente teoretico. Ma della vista di chi stiamo parlando?».
Secondo Raffaele Simone quella distanza di sicurezza tra chi vede e la cosa vista, e quella castità della visione di cui parlavano la Harendt e Jonas, nella nostra cultura contemporanea, si sono perse: «Ora, una vista apparecchiata perché qualcuno la guardi è quel che si chiama spettacolo. Il vedere, nella modernità, è sempre più  vedere spettacoli, cose “montate” – come si dice – per creare un effetto. Una delle facce più singolari della modernità è proprio l’incalcolabile dilatazione  del vedere e far – vedere: in misura importante essa è anzi addirittura un’incessante Festa del Vedere, pullulante di sempre nuove cose-da-vedere, di persone che si mettono in mostra (si fanno vedere) e di osservatori (di veditori o anche voyeurs) distribuiti in ogni luogo».

Recentemente ho avuto modo di notare che si è alzato un polverone in merito ad un evento:  lo spettacolo Sul concetto di volto nel figlio di Dio del regista teatrale Romeo Castellucci. Di che trattasi? Precisamente non saprei perché non l’ho visto, dunque lungi da me volerlo definire “blasfemo” come in molti hanno fatto; peraltro sono ateo e non spetterebbe a me, ma l’accusa rivolta a Castellucci è proprio quella di blasfemia, oltre che di aver fatto un “opera di merda” ( http://www.loccidentale.it/node/112795). Perché? Di fronte all’enorme proiezione del Cristo dipinto da Antonello da Messina, un padre anziano comincia a scacazzare e un figlio a ripulirlo dei suoi escrementi, mentre in sala comincia ad essere diffuso in odorama il lezzo della cacca. Poi, cito da “Teatro e critica.net”: «Dopo l’ennesimo pannolone sostituito, il vecchio viene fatto adagiare sul proprio letto, la scena naturalistica è ironicamente e definitivamente implosa grazie all’entrata ammiccante proprio di Castellucci che rovescia mezza tanica di putrido liquame sull’anziano padre. Senza pietà il vecchio  viene cosparso di merda, questo didascalismo suggellerà anche il finale della performance quando padre e figlio lasceranno la scena e il volto di Cristo verrà sfregiato dall’interno per ferirsi di quello stesso liquido e lasciare il posto alla mastodontica scritta You are not my shepherd, Non sei il mio pastore».




Castellucci ora si lamenta del fatto che ci sarebbe in atto una vera e propria fatwa nei suoi confronti (http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/439157/), e accusa il mondo dei cattolici integralisti di iconoclastia. Infatti parla di «Una contraddizione enorme fra questa vena iconoclasta e la foga di apparire della Chiesa». Dunque in una cultura della “visione” come è quella nostra contemporanea, è lecito prendersela con Castellucci? Ai cattolici andò bene il volto di Cristo di Zeffirelli, o quello “splatter” di Mel Gibson? Si sono essi abbandonati ormai da secoli al voyeurismo tanto quanto ci si può essere abbandonato un ipotetico spettatore dello spettacolo di Castellucci? Il regista poi si vuole difendere anche dall’accusa di blasfemia e rilancia: «Non c’è più nulla di blasfemo nell’urina e nelle feci una volta che Gesù ha deciso con l’Eucarestia di passare dal nostro corpo». La pietra dello scandalo è dunque la cacca? Non l’ennesima replica a colori o in bianco e nero del volto e\o immagine di Cristo che dai tempi della scomunica di Leone III, i cristiani sembrerebbero aver accettato e idolatrato in tutta la sua carica pornografica? Non basta camminare per via della Conciliazione per constatare come il volto di Cristo sia in vendita accanto a quello della Madonna o del papa per pochi euro? Bisogna anche chiamare Castellucci e cacarci sopra perché l’idolatria sia ancora più unanimemente accettata? Deve sbucare di nuovo fuori Gesù a scacciare i mercanti dal tempio? Ma i mercanti sono Castellucci, Zeffirelli, Gibson, e un’infinità di altri registi, attori, pittori e illustratori. La mercanzia poi, inutile dire che è tanta e di diversa natura: gesubambini esposti a natale per far comprare i regali; gesucristi da appendere in macchina vicino all’arbre magique; acque benedette dentro a pacchiane scatolette in plastica a forma di madonnina.La fiera del kitch si consuma all’ombra di un paganesimo dal quale non ci siamo mai ritirati, e di un’idolatria che è sempre più feticismo, spettacolo, visione. Perché Wojtyla era una star e la sua “immagine”, su tanti pixel colorati, scorreva sui televisori di mezzo mondo, pronta ad essere “visionata” da appetiti voyeuristici  insieme a quella del volto di Cristo, pixelizzato anch’esso, e anch’esso mischiato agli escrementi del grande fratello, del montaggio cinematografico, o magari delle tentazioni di Scorsese che ai cattolici non sono piaciute, ma alle quali hanno ceduto ogni qualvolta non l’immagine e la forma veniva toccata, se il Cristo era biondo e aveva gli occhi azzurri, ma il contenuto fatto di cacche non cattoliche.

Non mi interessa parlare di blasfemia; non so cosa sia, è un concetto che non mi appartiene. Parlo di “castità della visione”. il rapporto è a due: soggetto e oggetto. Dio non è un oggetto.  Dov’è nella nostra contemporaneità la castità del “ Deus absconditus”? La teologia negativa voleva la non-predicabilità di qualsiasi attributo potesse rendere Dio ontologicamente assimilabile all’uomo. Dunque? Dio non è conoscibile, Dio non è visibile, e va da se che se non è visibile, non sarà neanche “visionabile”. Lo dico a Castellucci, come agli integralisti cattolici che non vogliono che lo spettacolo del regista sul volto di Cristo sia messo in scena il 24 gennaio a Milano (http://controscene.corrieredibologna.corriere.it/2012/01/un_appello_per_castellucci.html): siete assolutamente figli della stessa cultura, quella che, come direbbe Raffaele Simone, dall’”immaginario collettivo” è passata al “visionario collettivo”. Il paradosso si è consumato da secoli ed è esploso in epoca moderna: ecco il bue che dice cornuto all’asino, là dove non si sa chi sia il bue e chi l’asino.

Lo spettacolo di Castellucci, ripeto,  non l'ho visto; dunque potrà essere un capolavoro così come una schifezza, ma è Castelucci stesso, lamentando il clima di aggressività di cui è stato oggetto da parte dell’intransigenza integralista,  a dirci di cosa tratta : “ E’ grave che le autorità ecclesiastiche ascoltino la voce di gente che sta facendo il processo alle intenzioni, attaccando violentemente attori, spettatori, minacciando la libertà di pensiero. Rifiutando il dibattito. Considerando nemici tutti coloro che parlano del volto di Cristo fuori dagli stereotipi”. Dunque Castellucci (sono parole sue) vorrebbe “parlare del volto di Cristo fuori dagli stereotipi”? Io da ateo, e anche questo è paradossale, inviterei cristiani e non-cristiani, artisti e non-artisti, a non tentare di trascendere l’intrascendibile:  non cercate di dipingere ognuno Dio a modo vostro, perché di Dio possiamo sapere tutt’al più ciò che “non è” ( lo dice il “pagano” Plotino, Enneadi,V,3), e non ciò che potrebbe o non potrebbe “essere”, indipendentemente dagli “stereotipi”. Chissà quale sarà lo stereotipo di Castellucci, se mai ne ha uno (la curiosità “visionaria” assale anche me). Di certo gli islamici che hanno rifiutato a priori la “visionabilità” dell’invisionabile in quanto invisibile e in quanto indicibile, questo tipo di paradossi non li vivranno mai.


giovedì 19 gennaio 2012

Vittorio hai dimenticato il Bilderberg!






È con immenso piacere (si inizia spesso così un discorso, no?) che ho potuto finalmente  constatare di non essere il solo a considerare il complottismo da terzo millennio un guazzabuglio di puttanate a modem acceso. Il piacere è ancora più grande quando scopro (su segnalazione del mio esimio compare di blog), che a condividere con me questa poi non così sconcertante verità, sia un navigato e stimato giornalista italiano: Vittorio Zucconi (http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2012/01/16/mi-sembla-di-avele-visto-un-gomblotto/ ). Allora è vero? Qualcuno, e anche su un blog autorevole come quello di Repubblica.it, la pensa come me? Il complotto c’è, ma è una minchiata? Dio, Buddha, Maometto e Manitù siano rigraziati: ero ormai anche io preda della febbre cospirazionista. Zucconi d’altronde,  alla fine del suo post scrive. “ Pare, dico pare, che anche quella grande nave che bordeggiava il Giglio e remava tra gli scogli credendosi un pattino sia affondata per un complotto dell’armatore o del proprietario che era americano ah ha!, Visto? la Carnival, i soliti yankees (dico sul serio, in Rete gli spacciatori e i vuccumprà stanno facendo circolare anche queste notizie, volete scommettere che qualcuno ci crederà?)”. Starete pensando che Zucconi ha calcato troppo la mano; ecco cosa vi tiro fuori dal gruppo facebook “da berlusconi a monti dalla padella alla brace”: Sinceramente l'incidente della nave da crociera "Concordia" mi pare alquanto strano. Andare inspiegabilmente fuori rotta, il mare che era calmissimo e la fuga del Capitano. Poi come non notare la valenza simbolica del nome e anche il luogo? il nome della nave...... i vari ponti con il nome degli stati d'Europa .. il giorno del declassamento ... “ in questo post  datato domenica 15 gennaio 17.48 (per chi non ci credesse) i puntini sono l’unica nota di oggettività.
C’è però  anche da rilevare che i commenti al post di Zucconi sono numerosissimi, e almeno quando l’ho letto la prima volta, in molti dimostravano un atteggiamento risentito per la leggerezza e l’ironia con le quali veniva affrontato l’argomento. Allora la cosa si fa seria: se anche su un blog di Repubblica non si può scherzare su certo allarmismo paranoico che vede il complotto anche nei pistacchi della mortadella, stiamo freschi. Vincerà il partito dei complotti? Gli alieni ci porteranno sui Monti del Goldman? Le nutrie a cavallo degli alligatori resusciteranno Elvis che fonderà il movimento delle scie chimiche mondialiste? La trilaterale delle bermuda in combutta con il quadrato magico ed il cubo di Rubik spezzeranno le reni alla Grecia?
Ma ci sono ovviamente io a venire incontro a Zucconi. Ecco l’appello, che quasi come un invito a nozze, il giornalista mi rivolge dal suo post : “se ho dimenticato qualche tentacolo del complotto sono certo che gli attenti lettori, quelli che non si fanno abbindolare e pensano con la propria testa, ce li segnaleranno”.
 Lo so, lui non mi conosce, ma in un’altra vita ci siamo scambiati informazioni sui dischi volanti che sostituiscono le pubblicità di youtube con gli spot del Nuovo Ordine Mondiale. Vittorio, Ecco cosa hai dimenticato : IL BILDERBEG!  Come  fai a saperne di più? Semplicissimo: basta chiedere a Borghezio e lui ti schiuderà le porte sui segreti inafferrabili di questo club esclusivo che a lui invece le porte le ha chiuse in faccia, con tanto di cazzotti.




In realtà però, ci sarebbe un sistema sicuro per addentrarsi nei meandri più reconditi di questa organizzazione mondialista segreta a doppia mandata: comprare il libro rivelazione di Daniel EstulinIl club Bildelberg, la storia segreta dei padroni del mondo”…ma come? Se è segreta, Daniel Estulin come la conosce? Vabbè, non perdiamoci in questi particolari e prendiamo il toro per le corna.
Cominciamo con il curriculum di tutto rispetto dell’autore: Estulin. Ops, solo quattro libri e tutti sul Bilderberg? Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze, anzi, sarà uno specialista del settore, infatti Wikipedia riporta che “Il nonno di Estulin era un colonnello del KGB negli anni Cinquanta, e questo spiegherebbe il suo accesso privilegiato a informazioni teoricamente appannaggio dei soli servizi segreti”. Fonte di questa notizia? Leggiamo sempre cosa dice Wikipedia prima di introdurre la breve bio su Estulin: “Le informazioni che seguono sono state fornite da Daniel Estulin in un'intervista con il giornalista Alex Jones”. Quindi l’unica fonte disponibile su Estulin, a quanto pare, è Estulin stesso. Allora dovremmo pensare che una casa editrice degna di questo nome non ospiti patacche? In questo caso parliamo di Arianna editrice, marchio del gruppo editoriale Macro. Beh, quando sfoglio le prime pagine del libro e noto che la Macro edizioni ha pubblicato per l’Italia ben otto opere di David Icke, allora sto tranquillo: Icke è l’inventore della teoria sui rettiliani, altro che Einstein e relatività! altro che Godel e teorema di incompiutezza! Qui si parla dei lucertoloni alieni che vogliono dominare il mondo, roba seria, mica fuffa!
Non ne avete mai sentito parlare? un'infarinatura di base ve la posso dare io (http://caffescorretto.blogspot.com/2011/11/tutto-quello-che-vi-siete-meritati-per.html), perchè se posso fare del bene agli altri non mi tiro di certo indietro.
Ma torniamo a noi. Capisco che i più vorranno essere edotti sui contenuti del libro di Estulin. “Don’t judge a book by its cover” recita l’adagio; e allora procediamo.

Nell’introduzione, Estulin ci spiega subito che “ Non c’è nessuna cospirazione…Quell’ideologia non è un nuovo ordine mondiale, come ci inducono a credere i segugi del Bildelberg a orientamento cospiratorio…Lo ripeto, non si tratta di un nuovo Ordine Mondiale….chiamatelo come vi pare, ma non dite che è un’istituzione cospirativa insensata, perché equivarrebbe a fare il loro gioco. Per sconfiggerlo occorre una comprensione storica che escluda l’interpretazione da cartone animato che troppe persone ne danno” Ooohh, finalmente un anti-complottista. Bene! Ho quello che cercavo: un libro serio sul Bilderberg, e non il solito aggregato di teorie sul nuovo Ordine Mondiale. Infatti a pag. 17, Estulin ci spiega che “Per il bilderberg la distruzione della domanda, la riduzione demografica, la crescita zero, l’Ordine Mondiale sono i suoi veri obiettivi”. A pag 54 ci dice “per me Bilderbrg divenne sinonimo di instaurazione di governo unico mondiale”. A pag 121 “ FDR, Trilateral e Bilderberg…le politiche che esse promuovono portano benefici unicamente a loro, sottomettendoci ad un unico governo mondiale”. A pag. 124: “ un altro analista, Richard N. Gardner… scrisse su Foreign Affairs che in breve, la costruzione della casa di un nuovo ordine mondiale va fatta dalle fondamenta verso l’alto”. A pag. 126: “  Quincy Wright, docente universitario…ha espresso la prima e più esplicativa visione di come deve essere il Nuovo Ordine Mondiale”. A pag.249 l’ultima sibillina concessione: “ sapevo anche che sarei stato a bordo di un taxi che mi avrebbe condotto a Stresa alla conferenza annuale del Bilderberg per unirmi a un piccolo gruppo di coraggiosi giornalisti…erano persone come me, che lavoravano duro per smascherare i progetti del Bilderberg per il Nuovo Ordine Mondiale”.
Le fonti di estulin però sono tutte anticospirazioniste, che mi colga un Bildelberg se non è vero: Robert Eringer, the Global Manipulators; John Coleman, Conspirators’Hierarchy; Carol White, The New Dark Age Cospiracy; Ken Adachi, New World Order; Euastace Mullins, The World order, a study in the egemony of parasitism (Ezra Pound studies of civilization) e a pag. 202 si cita anche un articolo nell’edizione novembre 1977 di Penthouse (sicuramente  in quell’edizione 77’ tutti avranno seguito attentamente l’articolo, magari anche un bel paio di articoli).

Insomma che dire? A me bastava e avanzava sapere che il club Bilderberg è stato ripetutamente frequentato da Henry Kissinger per capire che non si tratta di un’accolita di bonaccioni che giocano a scopetta e bevono lambrusco, ma Estulin ci offre anche le prove del fatto che quelli del Bilderberg siano i mandanti dell’omicidio di Aldo Moro. Io veramente su questo argomento avevo letto una pila di libri e documenti che non finisce più, e non è da escludere che Kissinger ne potesse sapere sicuramente qualcosa, ma se Estulin se la cava con un semplice collegamento Bilerberg-Kissinger-rivelazione Guerzoni, allora vuol dire che il fesso sono io, perché Estulin ha vinto: in Italia il libro costa 12 euro e 90 e so che era già in commercio dal 2007 in diverse altre lingue. D’altronde perché leggere tre o quattro libri su un solo argomento, quando  Estulin ci può raccontare la storia del mondo in poche pagine? Si risparmiano tempo e soldi.  Poi, quello che succede quando si scrive che Moro è stato ucciso dal Bilderberg è presto detto: andate su questo sito (http://www.mentereale.com/articoli/politica-alla-kissinger-ovvero-uccidere-chi-va-contro-ai-bilderberg), e scoprirete che partendo dall’ipotesi di Estulin il Bilderberg può arrivare a uccidere chiunque, a seconda della scelta arbitraria di questo o quel commentatore. In questo caso, tanto per cambiare, il commentatore  è antisemita. Se poi non basta essere arbitrari, ma si vuole anche strumentalizzare, ecco un altro bell’esempio (http://www.leggo.it/articolo.php?id=159145 ): Schulz ebbe l’ardire di sbertucciare Berlusconi davanti al parlamento europeo ? E allora il fasciocomplottista di turno, per vendicare il suo mito, può falsificare anche Wikipedia mettendo in un unico virgolettato attribuito all’enciclopedia libera on line quanto segue: "Martin Schulz è' membro del gruppo Bilderberg, noto per il suo obiettivo, fra gli altri, di voler creare un governo unico europeo a discapito delle singole sovranità nazionali".Purtroppo però, alla voce  Martin Schulz su Wikipedia, c’è solo scritto: "È membro del gruppo Bilderberg[senza fonte]".

La conclusione dell’opera non poteva essere più degna, Estulin prende coscienza di essere il nuovo Galilei e va in delirio da onnipotenza: “ Trecentosettan’anni fa, Galileo Galilei fu perseguitato per aver voluto insegnare alla gente che la terra è un pianeta rotondo che gira intorno al sole. La chiesa cattolica e i potenti condannarono quel grande uomo, perché erano terrorizzati dal fatto che la verità potesse distruggere l’ordine sociale…Ormai vivo per quel giorno in cui agli uomini e le donne di buona volontà verranno riconosciuti dignità, onore, integrità, riconoscenza e amore, dai loro simili; come quelle di Galileo, le loro scoperte diventeranno fondamentali per la vita degli esseri umani”.